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Sabato, 25 Maggio 2019

Documenti ecclesiali e Concilio Plenario Sardo
Rassegna e discussione
Riportiamo qui la Conclusione del file allegato in pdf e contenente la rassegna e la discussione dei Documenti magisteriali e del Concilio Plenario Sardo. La Conclusione riguarda i testi del Concilio Plenario Sardo.

Conclusione

Sembra doversi così confermare e precisare la conclusione proposta alla fine della prima parte. Un’analisi del concetto di “inculturazione” nel Concilio Plenario Sardo non può limitarsi ai contesti in cui questo termine è usato. Sovente, infatti, anche quando il termine è assente, è presente però il concetto stesso di inculturazione. Tuttavia, in entrambi i casi, il discorso conciliare sembra non tanto proporre un discorso “compiuto” sul tema, quanto evidenziare la necessità di iniziare davvero all’interno della chiesa sarda un discorso di evangelizzazione inculturata e inculturante.
La discussione linguistica su Chiesa e lingua sarda dovrà dunque tener conto che sul piano preliminare della lingua come “linguaggio”, inteso nel senso antropologico più ampio richiesto dalla “inculturazione”, la Chiesa sarda non è certo ai primi balbettii, ma attende di trovare espressioni più “articolate”. Queste espressioni non sono da attendere come un “si si, no no” della Gerarchia, come se tutto dipendesse dai vescovi. Questo non corrisponderebbe a una concezione “articolata” della Chiesa. Abbiamo visto dai documenti magisteriali che una vera “inculturazione” o è fatta e vissuta infine dai “laici” o non avviene per niente, se non a parole. Ciascuno deve fare la sua parte. Ai vescovi non spetta fare quello che devono fare i laici, ma hanno certo il dovere di incoraggiarli a progredire nei loro compiti specifici. Ai laici spetta dunque il compito di quegli « studi profondi » e soprattutto di quelle « tranquille esperienze » che già P. Arrupe indicava per ogni “missionario”, prete o laico.
In vista di una simile “articolazione” comune, il Concilio traccia autorevolmente un cammino, e lo traccia, ci sembra di dover dire, con tanto maggiore coraggio quanto più sembra esso stesso di non saper ancora pronunciare o non conoscere in anticipo tutte le tappe che lo attendono lungo la strada indicata.


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